Rick Warren: Il suicidio di mio figlio e il giardino della grazia di Dio

Intervista di uno dei più influenti pastori d'America, sul suicidio di suo figlio nel 2013. - 

Christianity pubblica nuovamente una toccante intervista del 2014, ad uno dei più influenti pastori d'America, Rick Warren, della Saddleback Curch, che nel mese di aprile del 2013 fece la drammatica esperienza del suicidio di suo figlio.

Un fenomeno allarmante e molto frequente quello del suicidio dei giovani. Secondo un recente studio pubblicato dal 'telefono azzurro' americano, scrive Christianity, il centralino riceve ogni mezzora la chiamata di un ragazzo che prende in considerazione l'idea del suicidio.

Ecco l'intervista:

Ci riporti alla Pasqua dello scorso anno (ndr 2013)

Il giorno che pregavo non potesse mai giungere, il giorno che temevo potesse giungere, è arrivato cinque giorni dopo la Pasqua dello scorso anno.

Da quando Matthew era bambino, sapevamo che un giorno saremmo diventati portavoce della malattia mentale. E' stata molto dura trattandosi di mio figlio, più che il fatto di combattere con il disagio mentale; era la sua storia da raccontare, così per proteggere la sua dignità restavamo in silenzio.

Dopo la sua morte avevamo deciso di non rilasciare alcuna intervista prima di sei mesi, non eravamo nemmeno in grado di capire cosa provavamo, eravamo solo dei genitori in lutto.

Poi ho cominciato a condividere i miei sentimenti attraverso i social media, e mi rendevo conto che le persone sbucavano da ogni parte dicendo: “ Questo sono io, questo è il mio problema, o il problema di mio fratello”. Si sono aperte le cateratte. No sto esagerando; forse 10.000 persone mi hanno scritto o si sono messe in contatto in qualche maniera dicendo: “Ho perso un amico per colpa della malattia mentale”. Ognuno conosce qualcuno.

Ci può descrivere cosa accadde quel giorno?

Quella settimana era quello che io chiamo “la mia battaglia per la speranza”. La scorsa Pasque era il 33esimo anniversario della nascita della Saddleback, e avevamo oltre 50.000 partecipanti ; è stato un giorno grandioso per noi. Molti sono venuti a Cristo e io ho predicato sulla speranza della resurrezione. Alla fine del messaggio ho detto: “Più sono le persone che amo che sono in cielo, più il cielo diventa per me reale e lo sento più vicino. Mia madre è li, mio padre è li, mio fratello è li, e ho molti amici che sono li”. Non potevo immaginare che cinque giorni dopo anche il mio figlio più giovane sarebbe stato li.

Matthew era stato bene il giorno prima, tutto era assolutamente normale. Abbiamo visto la televisione insieme ed abbiamo riso. Era un ragazzo brillante, veramente brillante, con un cuore tenero, ma con una mente tormentata.

La sera che Matthew è morto, stavamo di fronte casa sua con la porta sprangata. Eravamo in attesa della polizia per sondare la porta, temendo l'irreparabile. Eravamo li Kay ed io. Kay indossava una collanina con una scritta: “Scegli la gioia”. Lei disse: “Scegli la gioia”. Io la guardai e pensai: “Ma mi stai prendendo in giro? Come fai a scegliere la gioia quando tuo figlio è dall'altro lato della porta che si è probabilmente tolto la vita?”. Ma questa è la fede.

Chi vi è stato vicino in quel momento?

Il mio gruppetto è quello che mi ha dato la stabilità lo scorso anno. Erano appena passati 30 minuti da quando Matthew era morto, e loro erano già la sul marciapiede insieme a noi, abbracciandoci, e semplicemente stando con noi. Maggiore il dolore, minore il numero di parole necessarie.

Quella sera sono venuti da noi è hanno passato la notte con noi. Non avevamo letti sufficienti per tutti; alcuni hanno dormito sul divano, altri in cucina, dicendo: “Non vi lasceremo da soli”. Il giorno successivo, ho inviato una lettera alla mia chiesa dicendo: “Sono stato il vostro pastore per 33 anni. Ora ho bisogno di voi. Ho bisogno di essere io pasturato da voi per un tempo come questo”.

Avrò celebrato forse 1000 funerali da quando sono pastore. Sono stato al capezzale di un sacco di persone mentre esalavano l'ultimo respiro. La cosa più difficile è la morte di un bambino, senza dubbio. Non si dovrebbe sopravvivere ai propri figli. I suicidi sono i funerali più difficili da celebrare... e io sono li a celebrare il funerale di un figlio, il mio figlio suicida.

C'erano persone che su internet festeggiavano la morte di mio figlio, scrivendo ogni sorta di viltà, dicendo: “Possa bruciare all'inferno.” Di fatto c'erano molte persone che erano li a celebrare e festeggiare, e c'erano anche degli analisti a spiegare il perché si era tolto la vita. E' stata una cosa davvero brutale.

Tutto questo deve aver reso più forte lo shock e il dolore. Come ha fatto ad affrontare tutto ciò?

Come personaggio pubblico, non c'è un solo giorno della tua vita in cui non ricevi critiche. Devi vivere anche per uno solo che ti da ascolto, e non poi preoccuparti per ciò che gli altri pensano. Il fatto è che loro semplicemente non sanno. Gesù era perfetto, eppure è stato crocifisso, attaccato e crocifisso. Molte persone pensano “Se solo potessi essere perfetto, allora piacerei a tutti”. Non, non piacerai a tutti, anche Gesù è stato odiato.

Ha dovuto imparare ad avere la pelle dura.

Una pelle dura e un cuore tenero.

L'ha cambiata lo scorso anno in qualche misura?

Dopo la morte di Matthew mi sono preso quattro mesi sabbatici di cordoglio. Non ho predicato, non ho insegnato, così ho speso otto ore al giorno solo con Gesù. Non sono lo stesso uomo di prima.

Ho la stessa personalità, gli stessi defetti, ma non sono la stessa persona di prima. Non puoi trascorrere quattro mesi solo in meditazione, sulla Bibbia con le Scritture e con Gesù senza che questo ti cambi, ti renda più profondo e sensibile al dolore degli altri.

Quando ti succedono queste cose, queste diventano parte del messaggio della tua vita. Non è che questo ha sostituito il messaggio della mia vita, semplicemente si è aggiunto al mosaico. E' un altro pezzo che si aggiunge.

Guardando indietro, è possibile iniziare a vedere uno scopo al suo dolore?

 

L'ho visto sin dal primo giorno. Di fatto non possiamo gestire il dolore se non comprendiamo che ha uno scopo. Il vangelo non propone una vita priva di dolore in questo mondo, ma ci da il senso, che rende il dolore sopportabile. La prima fase è stato lo shock, che è una emozione umana. A volte ero seduto in casa la sera, aspettando che lui varcasse la porta e si sedesse con noi a vedere la televisione, come faceva spesso. Poi sono entrato nel dolore, che è un sentimento divino. La Bibbia dice: “Gesù pianse”. Il solo motivo per cui siamo capaci di fare cordoglio, è perché Dio fa cordoglio. La Bibbia lo dice chiaramente; noi siamo fatti a sua immagine.

La terza fase è quella che io chiamo lotta. Tutte le domande del “perché”. La più grande per me è: “Perché non hai risposto alla preghiera che ti ho rivolto ogni giorno per 27 anni?” La preghiera che ho fatto più di ogni altra preghiera è stata inascoltata. Ma le spiegazioni non possono mai consolare. Ciò di cui si ha bisogno in una tragedia come questa non è di una spiegazione, si ha bisogno della presenza di Dio.

Poi arrivi alla fase della resa. La resa è quando tu dici: preferisco vivere e camminare con Dio e con le mie domande senza una risposta, piuttosto che avere tutte le risposte alle mie domande e non camminare con Dio.  

La sua fede mai è stata scossa in qualche modo?

No per niente. Piers Morgan mi ha ha chiesto (alla fine abbiamo rilasciato un'intervista, e abbiamo scelto la CNN perché sapevamo che sarebbe stata diffusa in tutto il mondo) se io avessi mai dubitato di Dio, o della sua esistenza. Ho risposto: “No, mai, ma ho dubitato della sua sapienza”.

I miei figi non hanno mai dubitato di avere un padre che li amasse. Ma spesso hanno messo in dubbio la mia sapienza. Ricordo quando Matthew aveva 17 anni, si rivolse a me e disse: “ Papà, è talmente ovvio che io non sarò guarito da questa malattia mentale. Siamo stati dai migliori medici della nazione, ho prese le medicine migliori, le migliori terapie, abbiamo pregato; ci sono stati intercessori, ogni cosa che si possa immaginare, eppure niente ha funzionato. Perché non posso semplicemente morire e andare in cielo?” Cosa deve rispondere un padre a questa domanda? Era un ragazzo che aveva sofferto sin dalla nascita. Io gli risposi: “Matthew, forse tu vorresti arrenderti, ma io non posso. Come tuo padre io devo credere, sempre, che ci possa essere una risposta li fuori da qualche parte”. Ha resistito altri 10 anni.

Quali sono i ricordi più ricorrenti di Matthew?

Credo che sia probabilmente una delle persone più coraggiose che io abbia mai incontrato. Era capace di entrare in una sala durante una festa, e capire immediatamente chi fosse il più sofferente, dal momento che anche lui era sofferente. Puntava dritto a quelle persone e passava il resto del pomeriggio ad incoraggiarle. Sarebbe stato un grande consulente cristiano.

Dopo la morte di Matthew ho ricevuto 5000 lettere di condoglianze da ogni parte del mondo. Tutti mi hanno scritto, dalle rock star ai primi ministri ai presidenti. Ma quelle che hanno avuto per me il maggiore significato non erano quelle dei VIP; erano lettere delle persone che Matthew aveva condotto a Cristo. Dicevano: “Io sarò in cielo perché tuo figlio mi ha condotto a Gesù.” Ho scritto sul mio giornale: “Nel giardino della grazia di Dio, anche gli alberi rotti portano frutto.” E tutti noi siamo rotti... Solo Dio usa le persone rotte.

 

(fonte Christianity)

 

 

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