Sport, USA, Tim Tebow “il quarterback di Dio” e “la partita del 3:16″

Dopo il divieto di esporre il versetto di Giovanni 3:16, Google scopre la presenza dei numeri 3 e 16 nelle diverse fasi dell'incontro dell'8 gennaio 2009.

Giovanni 3,16 è un versetto del Vangelo secondo Giovanni, tra i più conosciuti e citato in special modo dai cristiani evangelici americani. Il versetto dice: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna». Negli Stati Uniti è talmente diffuso che si può trovare scritto anche nelle confezioni dei prodotti di alcune note aziende.

Nel 2009, Tim Tebow, allora quarterback dei Florida Gators, si dipinse “John 3:16″  sotto gli occhi in occasione della partita di National Championship contro gli Oklahoma Sooners. Anche prima di passare in NFL, oltre ad essere uno dei quarterback più seguiti dell’NCAA, Tebow era particolarmente noto per essere un atleta cristiano evangelico, che durante le partite manifestava apertamente la sua fede, pregando in mezzo al campo, e parlandone durante le interviste.

Nel giorno della partita tra Gators e Sooners, l’8 gennaio del 2009, Google registrò più di novanta milioni di ricerche legate a “John 3:16″ provenienti dagli Stati Uniti. L’anno successivo, l’NCAA vietò ai propri atleti di scrivere qualsiasi cosa sopra le strisce di grasso nero che i giocatori di football sono soliti applicarsi sotto gli occhi per ridurre i riflessi della luce.

La regola prese quasi immediatamente il nome di “The Tebow Rule”.

Esattamente tre anni dopo, nella partita dei playoff di NFL fra la sua squadra, i Denver Broncos, e i Pittsburgh Steelers, Tebow fece la miglior prestazione della sua carriera. Quella partita viene ricordata ancora oggi come “la partita del 3:16″: per una incredibile coincidenza, Tebow lanciò la palla per 316 yard, per una media di 31,6 yard a passaggio (una iarda equivale a circa 91 centimetri). Anche altri dati fatti registrare da Tebow in quella partita contenevano il 3, l’1 o il 6, i numeri che identificavano il versetto di Giovanni che si era scritto in faccia tre anni prima. Nei giorni successivi, per via di quelle coincidenze, molte pubblicazioni religiose statunitensi iniziarono a chiamarlo “l’uomo dei miracoli” o “il quarterback di Dio”.

 

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