
Il magistrato dell'inchiesta, così si toglierà un alibi agli inquirenti - 15 apr. - La nota ufficiale del Vaticano sulla vicenda di Emanuela Orlandi viene accolta tiepidamente da Ilario Martella, ex giudice istruttore che indagò sull'attentato a Wojtyla e sul rapimento della Orlandi.
«Bene che ci sia stata la presa di posizione dopo gli attacchi, tuttavia - afferma il magistrato all'Adnkronos - il Vaticano avrebbe dovuto uscire allo scoperto prima. Dire poi che non si nascondono segreti toglierà un alibi agli inquirenti».
Il magistrato che si è occupato dell'inchiesta ha sempre sostenuto che la pista di Alì Agca restava quella più accreditata da seguire. E oggi il Vaticano dedica un passo a questo capitolo. «Può darsi che si trattasse della pazzia di Agca, tuttavia - ricorda Ilario Martella - quando lo interrogai mi confidò che aveva chiesto che la sua liberazione avvenisse o a prezzo o di una corruzione o con un sequestro di persona».
Martella, poi, ricorda una frase che ebbe modo di riferire il fratello di Emanuela: «Pietro, che giustamente ha sempre tenuto alta l'attenzione sul caso, più di una volta ebbe modo di dire che Giovanni Paolo II, recandosi a casa Orlandi, disse che si trattava di un intrigo internazionale. Mi pare un punto da non trascurare». Quanto alla pista che porta alla Banda della Magliana e alla disponibilità del Vaticano a non porre ostacoli alla rimozione della salma di Renatino De Pedis, Martella osserva: «la Magliana resta un'ipotesi. Potrebbe avere avuto un ruolo esecutivo. Ma su questa vicenda quante ipotesi fantastiche si sono fatte...».
(fonte: Adnkronos)

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