Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Luglio 2010 08:52) Scritto da Buonanotizia Martedì 27 Luglio 2010 17:02

Viviamo in un tempo dove si vanno assottigliando sempre di più i margini tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, tra ciò che è lecito e ciò non lo è, tra ciò che è bene e ciò che è male, ma se la società cambia, i suoi costumi cambiano, la sua percezione del bene e de male cambia, la parola di Dio non cambia, e quello che era sbagliato allora lo è ancora oggi (“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno [Gesù]  Matteo 24:35).

Alcuni invocano la grazia come se la grazia fosse impunità, o licenza di fare ciò che si vuole.  Essa invece è la possibilità di ottenere il perdono dei peccati  e la vita eterna, grazia al sacrificio di Cristo che morendo al posto nostro ha portato sulla croce tutti i nostri peccati, ma a condizione che siamo disposti a riconoscerli prima, e poi abbandonarli.

Succede anche che quando il peccato di qualcuno viene scoperto,e glielo si fa notare, o lo si richiama all’ordine, questi anziché riconoscere il peccato e ravvedersi,  ti risponde: “chi è senza peccato scagli per primo la pietra”, come dire:  “tu non sei in coedizione di giudicarmi , quindi non sono fatti tuoi, ciascuno ha le  sue debolezze, e popi non siamo sotto la legge ma sotto la grazia.”

Mentre in quell’episodio citato (Giovanni 8:7), Gesù sottrae una peccatrice dalla legge, e le offre la grazia, invitandola però a non peccare più (versetto 11). Quindi al sottrae al giudizio dei suoi accusatori non perché possa di continuare indisturbata a vivere nel peccato, ma perché sia slavato dalla marote fisica quel giorno, ma soprattutto dalla morte eterna.

Tutti è vero sbagliamo, ma una cosa è sbagliare, ma essere pronti a correggersi (Perché il giusto cade sette volte e si rialza … Proverbi 24:16), altro è mare il peccato  nasconderlo, e se scoperti negarlo o giustificandolo. Dio si aspetta che, come avvenne per Davide, quando egli ci richiama al ravvedimento siamo pronti a pentirci anziché cercare scuse, sostenendo che comunque c’è che fa peggio di noi. Far ciò vuol dire, far finta di non capire,  non essere sinceri.

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