LIBERTA' RELIGIOSA IN ITALIA

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 01 Aprile 2011 12:47) Scritto da Buonanotizia Sabato 26 Febbraio 2011 23:21

Intorno al tema della libertà religiosa in Italia, si fa confusione. C’è chi si mostra totalmente indifferente alla questione, chi ritiene che vi sia libertà a sufficienza;  e chi come noi, invece, ritiene che nel nostro paese la libertà religiosa sia garantita solo in parte.

C’è da un lato la Chiesa Cattolica che gode di grandi privilegi, e dall’altro tutte le altre confessioni religiose ad arrancare, sia pure con diversi gradi di difficoltà. 

Le gerarchie cattoliche, levano spesso la propria voce, invocando il rispetto della libertà religiosa per se, e per i cristiani in generale, laddove i questi subiscono  persecuzioni. Affiancate dal Governo Italiano, e da esponenti politici dei  vari partiti, a sottendere che il nostro paese sia all’avanguardia in fatto di libertà religiosa, con il conforto degli osservatori internazionali sui diritti umani, che pongono il nostro paese ai primi posti nella classifica mondiale, tra i paesi che godono di maggiore  libertà religiosa.

 “Ma allora, dove sta il problema?” si domanda qualcuno. “Di che cosa dovremmo lamentarci in Italia?

 LA SITUAZIONE ITALIANA

 Certamente  la situazione italiana non è minimante paragonabile  a quella dei paesi nei quali per la fede  si viene messi in prigione, torturati, e finanche uccisi.(1)  Nondimeno in Italia esiste un problema di  “discriminazione religiosa”, di disparità di trattamento tra le confessioni, a danno dei non cattolici.

Sebbene la nostra Carta Costituzionale preveda, all’art. 3, che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”, e all’art. 8 che: “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, oltre a quanto previsto anche dagli art.li 19, 20 e 21,(2)  dobbiamo purtroppo registrare che tali principi sono di fatto disattesi, e che nel nostro paese in fatto di libertà religiosa, continuano ad esserci, ‘figli e figliastri’. 

Questa situazione  si deve in parte ad una legislazione inadeguata, ed in parte ad una tara culturale della nostra classe politica, in primis, e delle amministrazioni locali. 

IL PROBLEMA LEGISLATIVO

Il nostro ordinamento prevede   ben 4 diversi gradi di libertà religiosa, che costituiscono oggettivamente una discriminazione tra i cittadini  delle diverse fedi, privilegiandone alcuni e  limitando la libertà effettiva degli altri. 

1)      Il Concordato Cattolico

Il piano più alto di questo immaginario edificio di 4 piani, che chiamiamo libertà religiosa, (immagine più volte usata dagli addetti ai lavori), è occupato,  manco a dirlo,  dalla Chiesa Cattolica, con il suo ‘Concordato’.  Questo tipo di accordo non riguarda solamente la libertà religiosa, ma innumerevoli altre materie,  trattandosi di un ‘accordo internazionale’  tra due stati sovrani, lo Stato Italiano e, lo Stato Città del Vaticano.

Ciò pone oggettivamente la Chiesa Cattolica in una posizione estremamente privilegiata rispetto a tutte le altre confessioni religiose. Questa gode di fatto  una sorta di regime di monopolio della religione in Italia. 

Basti pensare all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nelle scuole statali,  a tutta la questione dell’esposizione dei simboli cattolici nei luoghi pubblici  (scuole, tribunali, ospedali, ecc, disposta da Mussolini), al fatto che  le cerimonie ufficiali dello stato debbano avvenire secondo il rito cattolico, basti pensare alla presenza retribuita dei ministri cattolici  negli ospedali,  ai cappellani militari nell’esercito,  ai cappellani nelle  carcerari, o allo spazio che la televisione di stato, la RAI dedica all’informazione religiosa, con addirittura un apposito canale ad essa dedicato, RaiVaticano,  a fronte di una quasi totale assenza dei rappresentati delle altre fedi, al netto delle due rubriche quindicinali: ‘Sorgente di Vita’ dedicate all’ebraismo, e ‘Protestantesimo’ dedicata alle chiese protestanti storiche,   trasmesse a settimane alterne a notte fonda, e in replica il lunedì mattina e a tarda sera. 

Ciò risulta chiaramente dai dati delle presenze nei telegiornali degli esponenti religiosi,  forniti dal ‘Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva’,  dai quali risulta che nel periodo da gennaio 2009 ad aprile 2010,  TG1, TG2 e TG3 (servizio pubblico!) hanno dato più del 95% del tempo ad esponenti cattolico-romani,  mentre TG4 e TG5 il 100%! Sulle informazioni religiose, tutti i TG senza eccezioni sfiorano, il 100% a favore della sola religione cattolica.

2)      Le Intese

Appena un gradino sotto, si trovano  le confessioni con l’Intesa.  L’art. 8 della Costituzione, al terzo comma prevede (non si capisce bene se si tratti d’una facoltà o dell’obbligo) che “I … rapporti  [tra le confessioni e]  lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”. 

Ma dall’entrata in vigore della Carta Costituzionale, del 1948,  questo articolo, di fatto non è mai stato applicato, sino al 1984, (guarda caso, in coincidenza con la revisione dei ‘Patti Lateranensi’, il Concordato), e soltanto per pochi ‘fortunati’, e solo dopo lunghe, ed estenuanti trattative. Insomma ci  sono voluti 36 anni dall’entrata in vigore della Costituzione prima di vedere approvate le prime Intese

La prima Intesa fu quella dei   ‘Valdo-Metodisti’, del febbraio del 1984, a seguire quella delle ‘Assemblee di Dio in Italia’ (ADI) e gli ‘Avventisti del Settimo Giorno’ (UICCA ), del 1986, poi quella dell’’Unione delle Comunità Ebraica’ (UCEI) del 1987, e dell’’Unione Battista’  (UCEBI), ed infine quella della ‘Chiesa Luterana’ (CELI) del 1983; in tutto sei.

Vista la tempistica, il sospetto che questa ‘stagione delle intese’, sia servita solo come contropartita per il Concordato Cattolico, e tenere buone le altre comunità religiose, ci sembra più che giustificato. 

Da allora infatti non sono più state approvate intese, nonostante non siano mancati i richiedenti. Tra questi segnaliamo sei soggetti: la ‘Chiesa Apostolica in Italia’, la ‘Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni’, la ‘Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova’, la ‘Sacra Arcidiocesi d'Italia ed Esarcato per l'Europa meridionale’, l’’Unione Buddista italiana’ (UBI)  e l’’Unione Induista Italiana’. Queste dopo anni di battaglie, tutto ciò che sono riusciti ad ottenere è stata la firma, nel 2007, dei disegni di legge, da parte dell’allora  presidente del Consiglio Italiano, Romano Prodi. Firma che  però non ha avuto alcuna conseguenza effettiva, dal momento che le sei nuove intese non hanno ancora ottenuto la necessaria ratifica del parlamento, per la definitiva approvazione. E al momento, non c’è da parte dell’attuale governo, nessuna intenzione di onorare l’impegno dello Stato nei conforti di questi cittadini. 

3)      La Legge sui Culti Ammessi

Scendendo ancora, piano, siamo al secondo, troviamo i ‘Culti Ammessi’,  ossia la Legge 1159, emanata dal Governo Mussolini il 23 giugno nel 1929,  e tutt’ora in vigore, e che interessa la gran parte delle comunità religiose non cattoliche. Anche in questo caso si osserva una ‘curiosa coincidenza’ con la firma dei Patti Lateranensi tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, avventa nello stesso anno. 

Una legge, quella dei Culti Ammessi, che essendo stata pensata dal regime fascista,   19 anni prima della entrata in vigore Costituzione Repubblicana del 1948, contiene  degli elementi di incostituzionalità; tant’è che la Corte Costituzionale, più volte chiamata a pronunciarsi, ne ha abrogato diversi articoli, o parte di essi,  perché non conformi ai principi costituzionali. 

Va inoltre rilevato che la stessa legge dei ‘Culti Ammessi’ prevede due diversi livelli di riconoscimento, uno relativo alle confessioni con personalità  giudica, e l’altro per quelle prive di personalità  giudica. Nel secondo caso, queste possono solo ottenere l’approvazione della nomina dei propri ministri di culto, necessaria per la celebrazione  dei matrimoni con effetti civili, e per svolgere, sia pure con molte limitazioni,  il proprio ministero negli ospedali o nelle carceri. 

In realtà poi, quando i ministri dei culti ammessi si recano  negli ospedali, per assistere un proprio ‘parrocchiano’ fuori dell’orario delle visite, incontrano una certa resistenza da parte del personale sanitario. La stessa cosa avviene quando ci si reca presso gli uffici comunali a richiedere  la necessaria documentazione  per la celebrazione dei matrimoni. Per non parlare delle difficoltà che si incontrano  quando si intende prestare l’assistenza spirituale a persone recluse. 

4)   Infine al piano più basso  si trovano le comunità religiose  prive di qualsivoglia riconoscimento, spesso per propria scelta, altra volta per l’eccessiva farraginosità della burocrazia  nel concedere il riconoscimento.  

5)      Un capitolo a parte è quello che riguarda il disegno di legge sulla libertà religiosa

Già a partire dal 1989, l’allora capo del governo,  Ciriaco De Mita (in carica dal 13 aprile 88, al 22 luglio 89), cominciò a considerare la necessità di  una nuova legge sulla libertà religiosa, che superasse  la vecchia norma dei Culti Ammessi.  In seguito, per l’esattezza il 13 settembre dello stesso anno, il progetto venne assunto dal governo Andreotti, in cari due anni, ma il progetto di legge non giunse nemmeno in aula.

Questo venne  poi ripreso nel corso della XIII legislatura, (in carica dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001) dai governi Prodi, D’Alema e Amato. In quella occasione fu incaricato come relatore del l’On. Domenico Maselli, deputato dei cristiano sociali, storico del cristianesimo e Pastore evangelico. Ma neanche allora si riuscì a portare in aula il progetto per il voto finale. 

In seguito nel 2001, fu Valdo Spini (DS) a riprendere in mano il ddl, Berlusconi era capo del governo, e si disse favorevole. Bondi fu nominato relatore. Ma a seguito dell’opposizione della Lega di Bossi, ancora una volta il progetto di legge finì nel cassetto. 

Un ulteriore tentativo venne fatto alla Camera nel corso della legislatura successiva, con lo stesso Valdo Spini e Marco Boato (Verdi). Questa volta fu incaricato come relatore Roberto Zaccaria (PD), mentre Lucio Malan (FI), presentò analogo progetto al Senato. Ma dopo varie audizioni della Commissione affari Costituzionali, a cui presero parte anche i rappresentanti di tutte le confessioni religiose (tra i quali anche quello dell’Alleanza Evangelica Italiana), e dopo una lunga discussione, il ddl fu nuovamente accantonato, per l’opposizione della chiesa cattolica. L’allora segretario della CEI, mons. Giuseppe Betori, disse con chiarezza davanti alla Commissione, che non si poteva accettare che la chiesa cattolica fosse messa sullo stesso piano delle altre confessioni minoritarie. E a tutt’oggi, il governo non sembra avere nessuna intenzione rimettervi mano.

 6)   Tara Culturale  

Ma oltre all’aspetto normativo, come dicevamo all’inizio, esiste una tara culturale  che pesa sulla nostra classe politica, che a partire dal governo centrale, fino all’ultimo impiegato delle amministrazioni locali, tende a frapporre ostacoli di ogni tipo allo svolgimento delle attività delle confessioni non cattoliche. A volte per semplice ignoranza, o per paura di sbagliare; a volte perché sotto pressione  da parte delle gerarchie cattoliche  che cercano di conservare la propria posizione di privilegio impedendo agli altri di svilupparsi; a volte perché animati da pregiudizi nei confronti dei non cattolici,  altre volte per motivi meramente utilitaristici, per fini elettorali, cercando di ingraziarsi l’elettorato cattolico. 

Questo si deve all’egemonia culturale della chiesa cattolica, che attraverso l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane (IRC) propone una visione del fenomeno religioso da una prospettiva cattolica, con una chiave di lettura volutamente distorta e capziosa delle altre confessioni cristiane, con particolare riferimento alle chiese evangeliche. Questa è la prima causa dell’analfabetismo religioso, fenomeno tutto italiano, che mina alla radice la formazione culturale delle future generazioni di politici, di amministratori, di imprenditori, di professionisti e degli operatori dell’informazione, e di ogni altra categoria.

 Ma se quando l’analfabetismo religioso colpisce delle classi politiche il danno è già grave, perché sono loro che poi fanno le leggi,  quando questo investe gli operatori dell’informazione il danno è doppio, perché i media, ed in particolare quelli che si occupano dell’informazione,  hanno da sempre avuto un ruolo fondamentale nell’alfabetizzazione del paese,. E’ noto, ad esempio, che  la televisione ha largamente contribuito all’unificazione linguistica dell’Italia dei dialetti, ma che ha, avuto, ed ha ancora, una certa influenza sul costume. E questa influenza si avverte particolarmente  nel campo dell’informazione religiosa, di fatto, monopolio delle gerarchie vaticane, come sopraccennato accennato. 

Non ci si deve dunque meravigliare quando un giornalista italiano parla del presidente degli americano Obama che è andato a “messa”, oppure se riferendosi ad un pastore evangelico lo chiami sacerdote, o ancora,  parlando delle chiese pentecostali le chiama sette, mentre si tratta di un movimento di chiese evangeliche di varia tradizioni teologica, che raccoglie tra i 5 e i 600 milioni di cristiani nel mondo. 

Quindi l’IRC prima, e una informazione distorta poi, contribuiscono a disinformare e a mantenere nell’ignoranza gli italiani. Per questo la battaglia sull’IRC nelle scuole italiane è fondamentale.  Non si tratta solo d’una astratta battaglia di principio, ma è in gioco  il presente e il futuro della libertà religiosa in Italia, e più in generale il diritto di ricevere una informazione completa.    Non si può essere effettivamente liberi di scegliere infatti, se non si è messi a conoscenza di tutte possibilità di scelta.

Sarebbe a questo punto auspicabile, che il governo italiano, si decidesse una vota per tutte ad approvare una ‘legge quadro’ sulla libertà religiosa, che raccolga in un unico testo tutti gli elementi comuni presenti nelle intese già approvate, da estendere a anche ai cittadini delle altre confessioni religiose,  abrogando contestualmente la Legge Sui Culti Ammessi. 

 

(1)  Cosa  che per la verità avveniva in Italia, al tempo del fascismo, nei confronti delle chiese pentecostali.

 Tra le vergognose leggi razziali di quel periodo infausto, va segnalata una specifica norma contro i pentecostali, la circolare n.  600/158 (Archivio di Stato serie PS GI busta 26 fasc. 299 1-c-z) del 9 aprile 1935, a firma del sottosegretario all’Interno, Biffarini Guidi, controfirmata dal ministro Bocchini, del governo Mussolini, quindi  ben tre anni prima delle più tristemente note leggi razziali contro gli ebrei, del 5 agosto del 1938.

  (2) Costituzione:

Art. 19.  Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.”

Art. 20. “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.”

Art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. …”

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