
Ma la sentenza si basa su false premesse che non tengono conto delle origini di questa tradizione italiana - La Corte di Strasburgo con sentenza definitiva, dice l’ultima parola sulla questione dell’esposizione del crocifisso nelle scuole italiane, dando ragione al ricorso presentato dal governo italiano, contro una precedente sentenza della stessa corte di senso opposto.
Premesso che a noi personalmente il crocifisso appeso sulle pareti delle aule scolastiche non crea alcun problema, ciò detto però, ci permettiamo di sollevare forti perplessità sull’esito finale di questa vicenda, e non solo per la motivazione emersa dalle agenzie subito dopo il verdetto, secondo la quale non vi sarebbe alcuna influenza sugli alunni derivante dall'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche, argomento piuttosto debole per una questione così controversa, ma ragioni più di sostanza.
In primo luogo perché l’esposizione del simbolo cattolico è li per espressa volontà di Benito Mussolini, che dopo avere per anni attaccato ripetutamente il cristianesimo e Gesù Cristo Stesso, improvvisamente si scopre paladino della fede cattolica, per evidenti interessi politici, cercando di strumentalizzare la componente cattolica, maggioritaria in Italia al solo scopo di conquistare il loro voto, e l’appoggio della chiesa romana, che sostenne il fascismo convinto che Mussolini fosse ‘l’uomo della provvidenza’, un affidabile alleato per contrastare il bolscevismo, ma anche la democrazia, ritenuta dal Vaticano, per un verso, pericolosa perché avrebbe spalancato la porta ad ogni genere di immoralità, ma più concretamente per poter rafforzare la sua posizione di monopolio religioso nei confronti degli italiani.
Mussolini quindi per conquistare i favori del vaticano con la circolare ministeriale fascista 2134/1867 del 29 maggio 1926, impose l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e l’insegnamento della religione cattolica. Il 13 febbraio 1929, Pio XI, tenne un discorso a Milano ad un'udienza concessa a professori e studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che passò alla storia per un passaggio in cui Benito Mussolini è indicato come «l'uomo che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare».
Quanto poi alla pretesa che il crocifisso sarebbe nelle scuole non come simbolo religioso ma come emblema laico dei valori e della identità culturale dell’occidente, è assolutamente falso, come dimostra l’origine di questa disposizione fascista. Anche perché in Europa, sebbene a maggioranza cristiana, sono presenti oltre ai cattolici anche altre confessioni cristiane che non considerano affatto il crocifisso come un simbolo cristiano, ma cattolico, e ortodosso, mentre è totalmente estraneo alla tradizione e alla pratica delle chiese evangeliche, che al mondo raccolgono quasi un milione di membri, anzi semmai è considerato una forma di idolatria, secondo quanto espressamente previsto dal cosiddetto ‘decalogo’ del capitolo 20 dell’Esodo, il secondo libro della Bibbia, che mette al primo punto il divieto di qualsivoglia tipo di rappresentazione destinata al culto.
Altro discorso va fatto per la croce, che invece le chiese evangeliche non hanno nessuna difficoltà a riconoscere come simbolo cristiano. In ogni caso, essendo la nostra società sempre più multi religiosa, occorrerebbe rispettare anche la sensibilità di credenti di altre fedi, e anche dei non credenti. Per definizione la fede cristiana non può essere imposta, ma offerta in dono: “In dono avete ricevuto in dono date” (Matteo 10:8)
Di fatto, l’esposizione del crocifisso, è una eredità di un periodo poco esaltante della chiesa cattolica e del suo abbraccio mortale con il fascismo, che rappresenta ancora oggi un modo efficace di ‘marcare il territorio’ e affermare la propria egemonia nei confronti di tutti gli altri .

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adorarlo in spirito e non in quadri e sculture.