Orlandi: Fratello Pietro, in caso coinvolti stato e chiesa

12 apr. 2012 - Nel caso della sparizione di Emanuela Orlandi «c'e una responsabilità del Vaticano e dello Stato italiano perchè secondo me sia in Vaticano che nello Stato ci sono alcune persone che sanno come sono andate le cose».

Lo ha detto oggi a Firenze Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la ragazza scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983, presentando nella sede della Provincia il suo libro sul caso, 'Mia sorella Emanuela - Sequestro Orlandi, voglio tutta la verità (Edizioni Anordest), scritto insieme al giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci.

«Non può essere stata una persona sola a farla sparire - ha poi aggiunto Pietro - perchè Emanuela non sarebbe mai salita spontaneamente sulla macchina di uno sconosciuto». Per Orlandi, tra le piste più importanti seguite nel caso ve ne è «una di natura economica - ha detto - legata al coinvolgimento della banda della Magliana, anche se puramente come tramite, come manovalanza: i soldi della mafia venivano fatti arrivare al Banco Ambrosiano, quindi mandati in Polonia.

A un certo punto qualcuno ha rivoluto i soldi indietro e questi non c'erano più». Tra i punti al momento più 'scottantì nelle indagini sulla sparizione della sorella, Pietro Orlandi ha ribadito poi la questione della sepoltura di De Pedis, uno dei boss della Magliana, nella basilica di Sant'Apollinare a Roma. «Bisogna sapere - ha concluso - per quali motivi è stata autorizzata una cosa del genere».

(fonte: ANSA)

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