IL 31 OTTOBRE DEL 1517 MARTIN LUTERO PUBBLICA LE 95 TESI - 

 

Lo scopo del documento noto come “Le 95 Tesi” era semplicemente quello di aprire un dibattito sulla necessità di un ritorno ad un vero cristianesimo. Con l’affissione delle tesi alla porta della <<Chiesa del castello>> di Wittemberg, del 31 ottobre del 1517, egli intendeva essenzialmente esercitare una critica pastorale nei confronti dell’arcivescovo di Magonza, il quale aveva pagato una ingente somma di denaro (l’odierno equivalente di centinaia di milioni di lire) per la sua elezione (un caso di Simonia). Pressato dai debiti costui fu agevolato dal papa con la concessione di amministrare una indulgenza plenaria.

 

Quindi l'arcivescovo diede incarico a un domenicano di nome Tetzel di raccogliere le <<offerte>> di coloro che intendevano fruire di questa indulgenza. Tetzel dunque andava in giro sbandierando l’autorizzazione ricevuta dal papa, secondo la quale egli aveva il potere di liberare le anime dal purgatorio, “di chiudere le porte dell’inferno e di aprire le porte del paradiso”. E, agitando una cassetta diceva: <<Appena la moneta tintinna nella cassa, l’anima via dal purgatorio passa>>.

 

Il contenuto delle 95 tesi può essere così riassunto:

Le tesi da 1 a 4 affrontano la questione del pentimento secondo il Nuovo Testamento, mostrando che il perdono non può essere il frutto di una transazione come indicava Tetzel, che di fatto impediva un vero pentimento, ma che esso era il frutto di una contrizione. In altre parole, colui che voleva essere perdonato doveva pentirsi veramente davanti a Dio e provare dolore per i peccati commessi.

 

Le tesi da 5 a 7 insegnano che la chiesa non può rimettere i peccati, perché solo Dio può farlo.

 

Nelle tesi da 8 a 29 Lutero parla delle indulgenze per i morti negando che il papa abbia potere sul purgatorio.

 

Nelle tesi da 30 a 40 Lutero tratta delle indulgenze per i vivi parlando del vero perdono che un credente può sempre ottenere senza indulgenze.

 

Nelle tesi da 41 a 52 egli pone a confronto le vere opere cristiane di misericordia nella vita di tutti i giorni, con lo sperpero di denaro, ricavato dalla vendita delle indulgenze, per la ricostruzione di S. Pietro.

 

Nelle tesi da 53 a 80 Lutero rimprovera la Chiesa di avere sostituito la vendita delle indulgenze alla predicazione dell’Evangelo e di essere più interessata al danaro che alle anime.

 

Le tesi da 81 a 91 sostenevano la grave responsabilità pastorale del papa per questo scandaloso stato di cose e concludeva con 4 tesi molto efficaci fondate sulla sua <<teologia della croce>>.

 

92. Addio, dunque, a tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: <<Pace! Pace!>>, mentre pace non c’è (Geremia 6:14)

 

93. Benvenuti tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: <<Croce! Croce!>>, quando croce non c’è.

 

94. I cristiani debbono essere esortati a seguire Cristo loro capo, con devozione totale, attraverso le pene, attraverso le morti, attraverso gli inferni.

 

95. E così confido che: <<Entreremo in cielo attraverso molte tribolazioni>> (Atti 14:22), anziché confidarsi in una sicurezza di una falsa pace.

 

Nel giro di 4 settimane le tesi furono stampate e fatte circolare per tutta la Germania e la Svizzera. Lutero riscosse un sostanziale favore, ma suscitò allo stesso tempo una notevole preoccupazione per quelle che sarebbero potute essere le conseguenze. Egli s’affrettò a spiegare che le sue non erano verità accertate ma erano argomentazioni bibliche da sottoporre a una discussione accademica. Infatti l’affissione sulla porta della <<Chiesa del Castello>> era il normale modo di procedere di un professore dell’università che voleva sottoporre al dibattito qualche tema particolare. Resosi conto del caos suscitato dalla sua iniziativa, scrisse al suo vescovo dandogli <<spiegazioni e prove>> delle sue tesi nel febbraio del 1518.

 

Ma questo documento (che sarà pubblicato con il titolo di Resolutiones ) andò ben oltre una semplice spiegazione delle 95 tesi, esso era in realtà un progetto di riforma. In questo documento Lutero ribadisce e approfondisce le sue critiche al papa, alla pratica delle indulgenze, contestava la dottrina del <<tesoro dei meriti>> amministrato dal papa; dichiarando che l’unico tesoro della chiesa è: Gesù Cristo. In tutto questo egli si dimostrò un profondo conoscitore della Bibbia.

 

L’arcivescovo di Magonza deferì <<l’avventato monaco di Wittemberg>> (come lo chiamava lui) a Roma, da dove fu inviato in Germania il vicario generale degli Eremiti Agostiniani con lo scopo di “ammorbidire e calmare l’uomo”. Staupitz, vicario generale degli Agostiniani Eremiti di Sassonia e diretto superiore di Lutero, cercò di proteggerlo e di preservare la pace, ma i domenicani della Sassonia insorsero contro Lutero. Egli scrisse di nuovo al suo vescovo per spiegargli che le sue non erano “asserzioni”, come invece erano state chiamate, ma veri punti accademici di discussione mostrando che questi erano fondati sulla Scrittura e i Padri della Chiesa. Non vi fu risposta. Lutero intanto pubblicò un nuovo sermone sulla indulgenza e sulla grazia, che smosse il vescovo il quale intimò a Lutero il ritiro immediato di questo scritto.

 

 

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 nel villaggio di Eisleben in Sassonia nella Germania sud - orientale. Suo padre, Hans Luther, proveniva da una famiglia contadina numerosa e aveva dovuto lottare contro la povertà durante la giovinezza. La sua era una famiglia di praticanti cattolici, che andava a messa tutte le domeniche e i giorni festivi.

 

Dopo pochi mesi dalla nascita di Martino, la famiglia abbandonò la terra e si trasferì a Mansfeld dove vi erano maggiori possibilità di lavoro, e dopo sette anni Hans divenne consigliere di questa città. Si dedicò all’industria mineraria e nel 1511 era comproprietario di sei pozzi e due fonderie. Lutero frequentò la scuola di una confraternita dove imparò bene il latino, la cui conoscenza era necessaria per esercitare una professione. Da ragazzo studiò anche musica e cantava in chiesa guadagnando così qualcosa per integrare il denaro che il padre gli passava, come facevano tanti altri ragazzi di quel tempo.

 

All’età di 18 anni, nel 1501, fra i pochi fortunati, si iscrisse all’università di Erfurt, la più famosa in Germania. Egli veniva descritto come un ragazzo allegro, spiritoso, un gran lavoratore, dotato di un gran talento musicale e profondamente religioso. Conseguì il primo diploma di Baccelliere avendo preso il Trivium: grammatica, retorica e dialetto. Successivamente studiò il Quadrium: musica, aritmetica, geometria e astronomia insieme alla filosofia aristotelica. Al termine di questi studi conseguì il diploma di Magister. Uno dei suoi primi impegni fu quello di condannare l’aristotelismo nella teologia cattolica definendolo una cosa “diabolica” che avrebbe avuto delle conseguenze disastrose nell’insegnamento teologico. Attribuì a Tommaso d’Aquino la responsabilità di aver fornito una base filosofica alla dottrina della transustanziazione, a scapito di una dottrina neotestamentaria dell’eucarestia.

 

A questi Lutero fece risalire sostanzialmente anche l’origine del <<sacerdozio di mediazione>>, contrariamente al principio del <<sacerdozio universale>> di tutti i credenti affermato nel Nuovo Testamento. Lutero fu un profondo conoscitore della Bibbia, un autorevole storico della Chiesa e uno studioso della patristica.

 

Era un giovane diplomato di 22 anni quando decise di dare la propria vita a Dio e di voltare le spalle al mondo, rinunciando a una promettente carriera universitaria, e lo fece nell’unico modo conosciuto in quel tempo, che era di farsi monaco.

Il 17 luglio del 1505 Lutero fece domanda di ammissione all’ordine degli Agostiniani Eremiti a Erfurt. In un primo momento Hans, il padre di Martino, per questa scelta del figlio si adirò terribilmente, solo più tardi in seguito alla morte di altri due figli, a causa della peste, accettò la scelta di Martino, dietro le insistenze di un amico che gli aveva fatto credere che ciò era avvenuto a causa della sua disapprovazione della scelta del figlio e che, se lui non l’avesse accettata, anche Martino sarebbe potuto morire. In quel periodo la superstizione era assai diffusa.

Nel settembre del 1505 Lutero ricevette la tonsura e vestì la tonaca. Gli furono insegnati i prescritti atti di riverenza, gli fu assegnata una cella singola, di tre metri per due, in cui erano una sedia, un tavolo, un candeliere e un pagliericcio. Non c’era riscaldamento nella cella, e dato il freddo inverno tedesco, questa era una disciplina dura. Mangiava due volte al giorno e una sola nei giorni di digiuno, che erano un centinaio l’anno. Ma l’ansia dell’anima sua non solo non fu placata, anzi fu accresciuta.

Un anno dopo aver indossato la tonaca, nel 1506, Lutero proferì i voti di castità, povertà e obbedienza e procedette attraverso gli ordini di suddiacono, diacono e prete. Il 2 maggio dell’anno successivo fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Erfurt. Per l’occasione, suo padre si presentò alla cerimonia con 50 cavalli e con un cospicuo dono al monastero. Dopo di ciò Lutero poté riprendere gli studi nella scuola annessa al monastero, ma non riuscì a trovare risposte convincenti ai quesiti che si era posto intorno alla salvezza, la grazia e il perdono dei peccati. Nell’autunno del 1508 egli venne chiamato ad insegnare presso la cattedra di filosofia morale nella nuova università di Wittenberg.

 

Questa era una piccola cittadina di appena 2000 abitanti, dove c’erano due monasteri e la << Chiesa del castello >>, famosa per la sua collezione di 505 reliquie. Fra queste si sosteneva che ci fossero: pezzi del pruno ardente di Mosè, spine della corona di Gesù, frammenti della croce, un po’ di paglia della mangiatoia di Gesù, la culla e i panni che lo avevano fasciato, capelli di Maria e fiale del suo latte, frammenti della sua gonna e di altri indumenti; 204 parti dei corpi dei bambini innocenti di Betlemme, e anche un corpo intero. Si insegnava che, venerando queste reliquie e pagando, si poteva fruire un condono di 127.709 anni e 116 giorni dal periodo da passare in purgatorio.

 

Nel marzo del 1509 Lutero conseguì il <<baccalaureus biblicus>> e cominciò a dare lezione sulla Bibbia. Finì i suoi studi teologici superando l’esame sulle Sentenze . Quindi fu improvvisamente richiamato a Erfurt. In seguito ad un tentativo di uniformare le case degli ordini agostiniani, vi furono reazioni negative da parte di molti ordini, e Lutero ricevette l’incarico, insieme ad un confratello più anziano, di recarsi a Roma per presentare appello alla curia. Lutero accettò di buon grado l’incarico dinanzi alla prospettiva di un pellegrinaggio a Roma.

 

La sua permanenza a Roma durò un mese durante il quale fu amaramente deluso. Fu sconvolto dalle storie che sentì raccontare sul conto del papa Alessandro VI Borgia e dei suoi figli illegittimi, nel constatare la superficialità, l’ignoranza, la condotta scandalosa e l’incoerenza dei preti di Roma interessati solo al denaro. Diligentemente egli, da buon cattolico, compì i pellegrinaggi prescritti alle sette chiese più importanti e fece in ginocchio tutti i 28 scalini della <<scala santa>>, sulla quale, si diceva, Gesù salì da Pilato recitando il <<Padre Nostro>>, baciandoli tutti devotamente. Si riteneva che in questo modo venisse immediatamente liberata un’anima dal purgatorio. Ma alla fine della scala Lutero si domandò: <<come faccio a sapere se questo è vero?>> E mentre saliva i gradini gli venivano in mente le parole del profeta Abacuc 2:4: “Il giusto vivrà per fede” (Decise in seguito di approfondire questo principio e cominciò a studiare anche Romani 1:17).

 

Nel gennaio del 1511 Lutero e Lang, il confratello che l'accompagnava, tornarono a Norimberga dove riferirono, quindi in aprile raggiunsero Erfurt. Durante l’estate dello stesso anno Lutero sarà trasferito a Wittemberg, dove all’età di 28 anni, ricevette il titolo di dottore in teologia e di predicatore. Ma gli anni successivi saranno caratterizzati da dubbi, da incertezze e da un travaglio dell’anima. Nel maggio del 1512 fu vicario distrettuale di 11 importanti monasteri dei distretti di Meissen e della Turingia, compreso il suo primo di Erfurt e altri importanti monasteri a Magdeburgo, Dresda e Gotha.

 

( da "La Grande Avventura della Chiesa" di Stefano Bogliolo)

 

 

 

 

 

 

 

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Daniele

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