Eugenio Scalfari, rimprovera gli atei militanti; “Ecco perché sbagliate”

 

In ogni caso sempre di fede si tratta, tanto quella degli atei, che dei non credenti come Scalfari, che dei religiosi. Noi preferiamo credere in Cristo; ci sembra anche più ragionevole

 

Interessante articolo sull'Espresso, di Eugenio Scalfari, su fede religiosa, ateismo, e altri modi di credere, come lui definisce “i non credenti” tra i quali egli si annovera.

 

Inizia ammonendo gli atei. “L’ateo - spiega l'anziano giornalista - è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta”.

 

Prosegue ancora Scalfari: “Anche quelli che credono in una divinità (cioè l’esatto contrario degli atei) ritengono la loro fede una verità assoluta, ma sono infinitamente più cauti degli atei. Naturalmente ogni religione cui appartengono è molto differente dalle altre, ma su un punto convergono tutte: il loro Dio proclama una verità assoluta che nessuno può mettere in discussione. Nel caso della nostra storia millenaria il mondo è stato spesso insanguinato da guerre di religione. Quasi sempre dietro il motivo religioso c’erano anche altri e più corposi interessi, politici, economici e sociali, ma la motivazione religiosa era comunque la bandiera di quelle guerre, che furono molte e insanguinarono il mondo”.

Ed ancora: “Gli atei - l’ho già detto - non sanno di essere poco tolleranti, ma il loro atteggiamento nei confronti delle società religiose è rigorosamente combattivo. La vera motivazione, spesso inconsapevole, è nel fatto che il loro Io reclama odio e guerre intellettuali contro religioni di qualunque specie. Il loro ateismo proclamato vuole soddisfazione, perciò non lo predicano con elegante pacatezza ma lo mettono in discussione partendo all’attacco contro chi crede in un qualunque aldilà, lo insultano, lo vilipendono, lo combattono intellettualmente. È il loro Io che li guida e che pretende soddisfazione, vita natural durante, non avendo alcuna speranzosa ipotesi di un aldilà dove la vita proseguirebbe, sia pure in forme diverse”.

“Con questo non voglio affatto dire che l’ateo sia una persona da disprezzare, da isolare e tanto meno da punire. Spesso i suoi modi sono provocatori, rissosi e calunniosi, ma questo non giustifica reazioni dello stesso genere. Certo non ispirano simpatia, ma questa è una reazione intellettuale di fronte alla prepotenza del loro Io.”

 

Poi Scalfari parla di quella che definisce una “terza posizione”, quella di coloro che “Non credono a una divinità trascendente, per quanto riguarda l’aldilà suppongono l’esistenza di un Essere e qui si entra in un’ipotesi affascinante che può assumere le forme più diverse. Per alcuni l’Essere è la forma iniziale dell’Esistere, per altri è l’Esistere che dorme, in perenne gestazione; per altri ancora è il caos primigenio, al quale l’energia delle forme torna dopo la morte d’una forma qualsiasi e dal quale forme nuove sorgono continuamente, con loro leggi e loro vitalità energetica. La vita e l’aldilà, da questo punto di vista, sono in continuo avvicendamento del quale noi umani ignoriamo i meccanismi creativi, ma che tuttavia sono in continua e autonoma attività.”

 

E' del tutto evidente che in ogni caso sempre di fede si tratta, tanto quella degli atei, che dei non credenti come Scalfari, che quella dei credenti; chi in una filosofia, chi in una divinità, chi nella scienza, che elabora continuamente nuove teorie che spesso deve rivedere e correggere, quando non addirittura smentire.

 

Tanto vale credere nel Dio della Bibbia, che ci è stato rivelato da Gesù Cristo, personaggio storico reale, universalmente riconosciuto

 

La storia e la nostra quotidianità, sono contrassegnate da continui riferimenti a lui; come ogni volta che scriviamo o citiamo una data, per darci un appuntamento, o richiamare un evento, scrive e pubblicare un articolo. La data infatti rimanda a quell'evento, la nascita di Cristo, riconosciuta implicitamente anche da non credenti e diversamente credenti, anche quando questi usano un calendario religioso diverso dal nostro. Essi infatti sono costretti in un mondo globalizzato come il nostro, a armonizzare il loro calendario con quello in uso da noi che conta il tempo dalla nascita di Cristo; nelle relazioni internazionali, nei viaggi internazionali, negli scambi commerciali, nelle collaborazioni scientifiche, navigando su internet, e così via.

 

 

Fede per fede, noi preferiamo credere in Gesù Cristo e nella Bibbia;  ci sembra anche più ragionevole.

Vota questo articolo
(0 Voti)
Devi effettuare il login per inviare commenti

video

 North Korea Testimony - Cape Town 2010

Chi è online

Abbiamo 63 visitatori e nessun utente online

Vai all'inizio della pagina