Nuovo iniziativa editoriale sul pentecostalesimo italiano di G. Rinaldi.

 L’analisi del prof. Rinaldi, basata su fonti storiche , palesa che i veri ‘mandanti’ della repressione antipentecostale furono i vertici del Vaticano, ispiratori della Circolare e suoi strenui difensori presso i partiti e i governi del dopoguerra.

Fioriscono in questi ultimi tempi le iniziative editoriali sul fenomeno più dinamico del cristianesimo moderno, il pentecostelisomo. E' ora la volta del volume “ Una lunga marcia verso la libertà. Il movimento pentecostale tra il 1935 e il 1955” del prof. Giancarlo Rinaldi, la cui recensione pubblichiamo qui di seguito.

<<Giancarlo Rinaldi, Una lunga marcia verso la libertà. Il movimento pentecostale tra il 1935 e il 1955, Chieti 2017, Edizioni Gruppi Biblici Universitari, pp. 308.

In Italia gli studi sul movimento pentecostale, fino a pochi anni or sono, non erano proporzionati al rilievo che la stessa “galassia” pentecostale riveste nell’ambito della nostra realtà evangelica. Sta di fatto che il protestantesimo italiano non è più sovrapponibile alla realtà e alla consistenza delle “chiese storiche” ma sempre più, per diffusione e azione missionaria, vede il pentecostalesimo quale sua ala marciante. Ora un popolo che marcia in una direzione dev’essere anche ben consapevole dal luogo da cui proviene e del percorso sino ad ora svolto. Dunque l’attenzione alla storiografia sul tema è indispensabile non solo come doveroso recupero della propria identità ma anche come bussola esperienziale al fine di orientarsi per il futuro e procedere.

Giancarlo Rinaldi, docente di Storia del cristianesimo presso l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, ha di recente spostato la sua attenzione dalla storia del cristianesimo antico a quella del movimento pentecostale italiano. Ne è venuto fuori un corposo volume che dopo aver tracciato una identità storico – teologica del pentecostalesimo, ricollegandolo principalmente alla teologia e all’esperienza wesleyana, prende in considerazione gli anni durante i quali il popolo pentecostale fu oggetto di vessazioni e persecuzioni. Sono gli anni durante i quali la famigerata Circolare Buffarini Guidi, che metteva fuori legge questo culto, ebbe vigore. Il periodo comprende gli anni dal 1935 al 1955 i quali sono esattamente distribuiti tra il ventennio fascista, che partorì il provvedimento illiberale, e quello repubblicano postbellico. Se il primo periodo è stato sovente ampiamente analizzato non così può dirsi per il secondo. L’analisi del Rinaldi, basata su fonti storiche anche poco note, palesa che i veri ‘mandanti’ della repressione antipentecostale furono i vertici del Vaticano, ispiratori della Circolare e suoi strenui difensori presso i partiti e i governi del dopoguerra.

A niente valsero le proclamate libertà di religione contenute nella Costituzione. Affinché queste fossero non lettera morta, ma conquista di libertà fu necessario un calvario di persecuzioni del semplice popolo pentecostale nel quale si distinse la figura luminosa di Umberto Gorietti. Soltanto dal 1955 si iniziò a respirare aria di serena libertà con l’abrogazione della Buffarini, fortemente voluta da Giorgio Peyrot, brillante avvocato valdese, e da altri intellettuali e giuristi laici al suo fianco. A nulla valsero nel 1947 gli interventi di comitati americani che vigilavano sulla libertà religiosa in Italia. Inerte fu anche lo stesso governo statunitense, attento a non contraddire il Vaticano nel quale ravvisava una diga al comunismo. Lo stesso Partito Comunista, votando nel 1947 a favore dei Patti Lateranensi in Costituzione incardinò la religione cattolica quale religione di Stato aggravando la condizione dei protestanti. Ne consegue, e il Rinaldi lo mette in chiaro, che il vero protagonista di questa Lunga marcia fu il popolo pentecostale, trascinato in tribunale, giudicato, vessato che, con la sua sofferenza, stimolò le forze laiche a rendere la nostra Costituzione una norma vivente e rispettabile.

L’analisi di Rinaldi contestualizza tutta questa vicenda di credenti in Gesù con le evoluzioni sociali, politiche e culturali dell’epoca che fu loro. Sotto questo punto di vista non è celebrazione di una denominazione ma contributo storiografico ad ampio respiro.

Un capitolo finale volge lo sguardo al presente e al futuro: il pentecostalesimo si trova ora al bivio ed è condotto dall’evoluzione dei tempi a scegliere tra due strade: 1. Aggiungere alla dimensione carismatica una formazione teologica e culturale degna di tale nome, candidandosi a essere interlocutore evangelico privilegiato qui da noi in Italia; 2. Star fermo o procedere da lumaca correndo il rischio di una paurosa regressione. L’Autore, credente evangelico d’indirizzo wesleyano, ha contribuito affinché la prima strada sia quella da scegliere. Al lettore ora sta il raccogliere la sfida!>>

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