Il 25 luglio del 1983, a soli 68 anni, moriva a Roma il pastore Roberto Bracco

Roberto Bracco Roberto Bracco

Figura di spicco dell'evangelismo italiano, ed in particolare di quello pentecostale, Bracco ha vissuto in prima persona la persecuzione e la nascita del Movimento Pentecostale italiano.

 

Roberto Bracco (1915-1983)

 

Roberto Bracco nasce a Roma il 27 maggio1915, e sarà uno degli strumenti più potenti che Dio userà per la diffusione del Risveglio pentecostale in Italia del XX sec. Fu il primo pastore della Chiesa di Via dei Bruzi, dal 1945 al 1960.

Il fr. Bracco, oltre ad essere pastore della prima Chiesa, è stato anche uno dei padri fondatori delle ADI, rivestendo la carica di segretario del Consiglio generale dal 1947, data della fondazione delle ADI, al 1959. Egli fu anche il fondatore e primo direttore del periodico ”Risveglio Pentecostale”, dal 1946 al 1949, nonché fondatore e primo direttore dell’Istituto Biblico Italiano che nasce a via dei Bruzi, e che poi si trasferisce nella costruzione di Via Prenestina, dal 1954 al 1965.

Riportiamo qui di seguito la sua testimonianza raccontata dallo stesso R.Bracco nel suo libro “Persecuzione in Italia” a pag. 87

<<Ho udito per la prima volta l’invito di Dio, quando avevo da poco passato il diciassettesimo anno d’età; era l’ora del bisogno! Da mesi ero caduto nell’incubo e nella disperazione perché assalito dal terrore della morte. Non avevo religione e non avevo fede e perciò non avevo nulla da opporre allo spavento che era andato crescendo di giorno in giorno ed aveva alfine assunte proporzioni così gigantesche da schiacciarmi.

Le notti insonni si popolavano di fantasmi agghiaccianti e giorni luminosi mi regalavano soltanto lo spettacolo macabro di una folla di scheletri che si agitava intorno a me. Il terrore si era trasformato da emozione o da sentimento ad uno stato patologico e mi entrava nel cervello, nei sensi, nel sangue sino a provocare visioni allucinanti o manie assillanti. Vedevo sempre davanti a me una bara, una fossa e poi il silenzio, l’oscurità, il freddo…, il nulla, il terribile nulla! Col pensiero anticipavo il destino ineluttabile della generazione fra la quale io stesso mi muovevo e tutti, tutti coloro che mi passavano accanto, che ignari mi sfioravano, mi avvicinavano, si trasformavano ai miei occhi resi ragionanti dallo spavento in bianchissimi scheletri.

Scheletri anche sui palcoscenici dei teatri, dove speravo di affogare il mio terrore, e scheletri sugli schermi cinematografici dai quali mi aspettavo un po’ di anestetico per il mio dolore.Eppure ero giovane, ero sano; la vita si schiudeva sempre più promettente davanti a me… Oggi comprendo com’è drammaticamente vero quell’inno che si esprime con queste severe, sublimi parole: “… per l’uom da Te diviso non v’è che morte e duol…”.

No! Non credo che quella esperienza amara mi era esclusiva, anzi credo che tutti coloro che vivono lontano da Dio provano, sia pure in forme diverse, il peso opprimente della separazione e conseguenze dolorose dei loro peccati il primo dei quali è quello di non avere Gesù nel cuore.

Era l’ora del bisogno”. Avevo cercato in ogni direzione, ma avevo cercato invano di placare la mia sofferenza, quando da una umile credente, donna di servizio occasionalmente presso la mia famiglia, udii parlare per la prima volta di Gesù Cristo. Gesù era un nome familiare per me e la storia della sua vita faceva parte del bagaglio non molto ricco delle mie cognizioni religiose, ma nel giorno che quella cara credente rese testimonianza dell’opera, celeste che aveva esperimentata nella sua vita, io udii parlare di Gesù in un modo che mi obbligò a riconoscere che io non "sapevo nulla” di Lui.

Ma quella testimonianza non poteva illuminare le mie tenebre e placare il mio tormento in un ora sola, soprattutto perché penetrava lentamente in me; non ero abituato al linguaggio dell’Evangelo e non avevo nessuna predisposizione per i problemi spirituali da quando la mia vita benché così giovane, era diventata materialismo esaltato e proclamato.

Volli ugualmente afferrarmi a quell’ancora di salvezza e non trovai nulla di più logico che “andare a vedere e udire”. Giunsi in una modesta sala sotterranea dove erano raccolte reverentemente forse due o trecento persone di ambo i sessi; un ambiente nuovo per me, ma saturo di religiosità genuina.

In quel lontano marzo del 1933, presenziai per la prima volta, con una scarsissima preparazione ad una riunione di culto. Tutto era nuovo, tutto era “strano” e tutto era interessante; non sapevo mettere in ordine le impressioni e non sapevo definirle, ma li, in quella sala, tra quei credenti semplici, sinceri, che a me apparivano anche un po’ esaltati, o almeno esageratamente emotivi, si respirava un aria pura, si sentiva un’atmosfera di vita. Sentivo che le mie ansie si acquietavano, che i miei spaventi si placavano e vedevo che le mie visioni si dileguavano e scomparivano: ero giunto finalmente dove c’era la vita, dove c’erano i viventi. Tutte le mie realizzazioni però erano il risultato quasi inconsapevole del contatto con l’ambiente, ma l’esperienza personale del cristianesimo era ancora sostanzialmente estranea alla mia vita. La mia condizione era particolare; non dovevo essere convinto, dovevo essere “vinto” e Iddio, che conosce “ogni condizione” mi fece pervenire il messaggio necessario.

E’ interessante ricordare che non fu un predicatore, un pastore un sermone ad esprimere il messaggio necessario alla mia anima, ma ancora una volta fu un semplice credente e con una semplice frase che ricordo anche oggi: “Iddio risponde, invocalo sinceramente nella tua cameretta, chiedigli che si manifesti nella tua vita e tu lo incontrerai personalmente.” Questa non era accademia, non era retorica o teoria teologica e non era neppure polemica… era la parola necessaria ad un povera anima che diffidava degli uomini ed anche della religione, ma che aveva bisogno di Dio. Io accettai quelle parole e “provai” quelle parole; nella solitudine e nel silenzio della notte con un cuore già placato dalla ricerca, io invocai il nome di Dio in Cristo Gesù il Salvatore…Egli mi ha risposto! Sono stato perdonato perché Egli mi ha risposto; sono stato giustificato perché Egli mi ha risposto; sono stato rigenerato perché Egli mi ha risposto. La risposta di Dio è il principio e lo sviluppo della mia esperienza cristiana: il cristianesimo è entrato in me ed io nel cristianesimo.

Non soltanto i miei terrori furono fugati, ma tutte le ombre che mi avvolgevano si dileguarono al sorgere progressivo della luce e in Cristo Gesù, per l’Evangelo, trovai finalmente ogni benedizione per il tempo e per l’eternità. Come cristiano volli nello stesso anno rendere testimonianza della fede, a mezzo delle acque del battesimo ed ebbi la gioia suprema di esperimentare la fedeltà divina nel realizzare non molto tempo dopo la “promessa” dello Spirito che scese sopra di me e mi riempì facendomi traboccare di gioia carismatica.

Da quel giorno l’aspirazione del mio cuore fu quella di servire Dio e non soltanto nel sentiero dell’esperienza e della santificazione ma anche in quello del ministero. Io non sapevo che la “vocazione” già rappresentava una chiamata celeste attraverso la mia coscienza, sapevo però che Iddio è sempre pronto ad esaudire i desideri che si identificano con la sua volontà.

Nel 1935, in maniera miracolosa, entrai nell’opera del ministero; l’occasione visibile mi fu offerta dalla persecuzione che, nel creare tante piccole comunità da una più grande, provocò il bisogno di un numero maggiore di ministri e predicatori. Naturalmente l’occasione non fece che esprimere la “chiamata esteriore in aggiunta alla chiamata interiore che avevo già ricevuto” cioè a complemento della “vocazione” che avevo avvertito. Il mio ingresso nel ministero fu entusiastico e nonostante le lotte che cercavano di scoraggiarmi, mi dedicai con gioia e con fervore al compito sublime. Le mie responsabilità nel servizio aumentarono progressivamente con il trascorrere dei mesi perché l’incalzare della persecuzione, con gli arresti, il confino i rimpatri, fecero vuoti sempre più ampi fra i primi conduttori delle comunità. Anche in questo sviluppo graduale dei miei compiti nel servizio di Dio ho dovuto riconoscere l’opera della Sua sapienza che mi ha condotto verso traguardi che mi sarebbero sembrati assurdi soltanto pochi mesi prima. Io non rimasi estraneo alla lotta e non fui preservato dalla persecuzione: arresti, prigione processi, sorveglianza speciale ci furono per me come c’erano stati per gli altri ma le ripetute liberazioni esperimentate e la mia condizione anagrafica che non permetteva un allontanamento per rimpatrio mi offrirono la possibilità di “durare” sul campo del servizio.

Nel 1943 feci una nuova esperienza spirituale; la persecuzione stava per cessare ed un nuovo periodo stava per incominciare per la Chiesa, ed anche per me stava per iniziare una nuova vita nelle sfere dello spirito. Fino a quel giorno il mio ministero, la mia conoscenza, la mia vita cristiana si erano mossi entro l’ambito di schemi rigidi e limitati; tutto era disciplinato da principi e regole che avevano i loro confini precisi, irremovibili… ma durante quell’ormai lontano 1943 e poi negli anni seguenti una nuova luce, una più precisa rivelazione incominciò a trapelare dalle pagine dell’Evangelo; gli schemi antichi, le antiche regole mi apparvero come mezzi e circostanze che avevano avuto uno scopo ed una funzione, ma che ormai erano stati superati e che dovevano essere considerati superati.

Tutto si ampliava davanti a me: la visione dell’amore di Dio, la visione della potenza divina, la conoscenza del ministero soprannaturale della Chiesa, la comprensione della Scrittura. Anche nella vita pratica tutto diventava più preciso, più profondo e la santità mi appariva ormai non soltanto nel suo aspetto passivo, ma anche in quello attivo e la comunione fraterna si rivelava oltre che nel suo contenuto sentimentale, anche nei suoi fecondi risultati pratici. L’esperienza produsse un travaglio spirituale che aveva necessità di un periodo e di un ambiente “di adattamento”. Non so, no posso dire se mi sono servito pienamente del “periodo”, e meno ancora posso dire se ho avuto l’ambiente più qualificato, ma debbo dire che la gestazione e la manifestazione della mia esperienza produsse un distacco dall’ambiente e dalle persone che si erano costituiti tutori e custodi degli schemi fossilizzati dallo sviluppo delle esperienze cristiane.

Non credo di aver seguito fedelmente o sviluppo della mia nuova esperienza, anzi invece di seguirla in una linea ascensionale, l’ho vissuta attraverso una parabola che a distanza di tempo, di luogo e di circostanza mi ha condotto all’altezza della base di partenza. Ancora schemi, ancora regole, ancora discipline e questa volta anzi con fisionomie meno spirituali e con finalità meno, molto meno cristiane.

L’esperienza si rinnova o piuttosto mi rinnovo io nell’esperienza ed un’altra volta vedo la “ luce della stella smarrita nella chiassosa città di Gerusalemme”. Ecco brillare la meravigliosa libertà dello Spirito dove la rivelazione non è imbrigliata e dove la vita non è coartata dalle regolamentazioni legali; dove non c’è gerarchia, ma c’è l’opera e l’autorità spirituale del ministero.

Il cristianesimo viene riabilitato a me ed io vengo riabilitato al cristianesimo mediante il superamento degli elementi umani. I concetti scartati ieri vengono esaltati oggi e i concetti e le realtà esaltati ieri vengono respinti oggi; ecco di nuovo la luce intorno alla “guida di Dio”, alla “chiamata”, alla “vocazione” alla “santificazione” , alla “adorazione”, alla “vita spirituale”.

In mezzo a quest’esperienze spirituali, ecco snodarsi e svolgersi una serie nutritissima di avvenimenti non sempre lieti e non sempre positivi…, ma “tutte le cose cooperano al bene…” e perciò anche fra i dolori, le lotte, le incertezze la luce continua a brillare davanti a me. E’ la luce di Dio per oggi, è la luce di Dio per domani; il futuro appartiene all’Eterno, ma io so che seguitando questa luce potrò andare soltanto verso quella progressiva manifestazione di gloria spirituale che Iddio non ha dato ad una denominazione, ad un movimento o istituzione, ma ha dato soltanto alla Sua Chiesa che si trova la, dove c’è la libertà, la semplicità e la potenza di un cristianesimo che non cerca di ricalcare gli schemi delle associazioni umane, anzi cerca di uniformarsi sempre più profondamente a quel modello perfetto che ci viene presentato dalla rivelazione neotestamentaria.

Con la speranza di calcare sempre più fedelmente le vie di Dio e guardando verso un futuro luminoso, rendo al Padre nel Nome di Gesù l’onore e la gloria ora e in eterno.

(R. Bracco)

 

E’ davvero sorprendente la grande attualità dei temi trattati allora dal fratello Bracco.

R. Bracco dopo 16 anni di ministero pastorale di cui 11, passati nella sede di Via dei Bruzi, cioè dalla data della sua dedicazione, lascia la guida della Chiesa verso la fine del 1960, per fondare una nuova opera, pur mantenendo un rapporto di collaborazione con le ADI. Si trasferisce nella sede dell’IBI, l’istituto di istruzione biblica, di cui era stato direttore sin dalla fondazione, in Via Prenestina 639, e nella cappella della scuola diede inizio ad una nuova attività. In breve questa cappella diviene troppo stretta per contenere le numerose anime che si erano convertite. Così la nascente Chiesa, Assemblea Cristiana Evangelica, nel 1962 acquista un locale Via Anacapri 26 *, e vi si trasferisce.

Nel 1961 a Via dei Bruzi diventa Pastore Francesco Toppi, che, dopo la morte di N. Gorietti, diverrà anche presidente delle ADI.



(da La Storia Del Risveglio Pentecostale In Italia. Dal 1901 al 2001, cento anni di benedizioni.” di Stefano Bogliolo - https://clcitaly.com)

 * Oggi la chiesa fondata da Roberto Bracco è guidata dal Pastore Agostini Masdea e si trova in Via Giorgio De Chirico 73, a Tor Sapienza, Roma (http://www.chiesadiroma.it/)



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